un sabato qualunque prima che tutto cambiasse…

Sabato mattina a tanta voglia di dormire, per recuperare le ore di sonno non godute durante la settimana e quelle perse la notte prima, passata a guardare film. Sabato mattina, dicevo, e Valdira che ci butta fuori dal letto minacciandoci di fiondarsi in reception a depositare i due biglietti per la fiera del design artigianale che ci ha procurato. Mi aveva da tempo parlato di questa fiera ed io l’avevo semplicemente ignorata. Anche stamattina lei chiama sul cellulare Matteo ed io la ignoro, continuo a dormire; intanto Matteo le assicura che tra un’ora saremo noi da lei. Tento di ignorare anche questa che penso essere una promessa di circostanza, ma il Tato mi doccia e mi colaziona e la trasforma in una promessa mantenuta.

La fiera è piccola, poco più che una mostra ordinaria, ma si rivela davvero deliziosa: tanti oggetti, tante ispirazioni e derivazioni, tanto handmade, molto crafting, un po’ di design vecchio stile ed un pizzico di kitch e di naif. Scopro una papelleria (cartoleria) che con la carta fa davvero tutto: dai biscotti alle borse, ed un designer che riveste bottiglie e che ha lavorato due anni presso un architetto milanese che conosco. Valdira, due passi più in là dall’entrata, ha già comprato una teiera con tazza incorporata provenienti dal Nord del paese; rivela inoltre una sfrenata passione per le paffute e lucide porcellane che riproducono le mamas di colore; riesce pure a fotografarne un certo numero senza alcuna discrezione e senza essere rimproverata da nessuno.
Grazie ad una soffiata scopriamo che a poca distanza si sta svolgendo un’altra fiera dedicata al design e ci fondiamo là. L’ingresso è però permesso solo ad architetti e designer ed io non ho con me il ben che minimo straccio di prova della mia attività, inoltre sono in compagnia di un ingegnere gestionale e di una psicologa; ma per Valdira nulla è impossibile: a seguito di un lungo sofismo sulla necessità di rendere accessibile agli stranieri il patrimonio artistico-creativo nazionale, riusciamo ad entrare.
Questa seconda rassegna è di livello più alto rispetto alla precedente, le merci (per lo più forniture e complementi d’arredo) sono disposte con ordine ed eleganza, tanto da annoiarci dopo pochi minuti e costringerci ad intrattenerci con del cibo mineiro (tipico dello stato di Minas Gerais) gentilmente offerto da uno stand.
All’uscita scopriamo una bella multa sull’auto, multa che Valdira prontamente nasconde e ci costringe a dimenticare per non brigare (litigare) con Tonino.

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