Auditorium e Parque Ibirapuera

Un angolo davvero incantevole di San Paolo è il Parque Ibirapuera. Un angolo di quelli ampi, s’intende. Si tratta di un parco gigantesco, all’interno del quale si può fare di tutto. Si può entrare in macchina, correre, noleggiare bici, andare di skateboard o di break dance, esercitarsi nell’arte circense o organizzare un torneo gay di pallavolo. Il parco è attrezzato di tutto per il fitness, i concerti, la ristorazione. Sono certa non manchi nemmeno un florido commercio di  maconha (marijuana), come per qualsiasi parco che si rispetti.

Leandro e Lidia mi hanno invitata ad assistere ad un concerto all’interno del parco. Se ne tengono sempre diversi e gratuiti nel fine settimana; questo tuttavia è un concerto per il quale bisognerebbe pagare il biglietto (ma noi, grazie a Lidia, riusciamo a spacciarci per dei vips) e che si tiene nel famoso auditorium progettato da Niemeyer. Che si ami o meno Niemeyer, il suo Auditorium è davvero speciale: di una bellezza moderna, pulita, plasticamente sensuale, come le labbra rosse laccate di  una geisha. Al suo interno una scultura rossa di grandi proporzioni di Tomie Ohtake. In linea con i volumi e le linee esterne.

Il concerto è stato interessante, probabilmente perchè mi sono preparata al peggio: quando si parla di musica contemporanea sperimentale c’è sempre da sgranare occhi e orecchie. Questo tipo di situazioni ti mettono alla prova  come i film di Takeshi Kitano: sai benissimo di assistere ad un spettacolo di un certo livello ma, in cuor tuo, vorresti martellarti l’inmartellabile; quando ci si accomiata devi sorbire e pronunciare frasi che googlerai solo una volta  a casa, giusto per capire di che diavolo si stesse (e tu stessa stessi) parlando. Finisci anche con l’autocensurare espressioni corporee tipo sospiri, rotazione delle pupille, ticchettio delle dita sul poggiabraccio della poltrona, perchè, accanto a te, siede l’immancabile tizio in carne, con l’occhiale dalla montatura nera e rotonda, il papillon e la sciarpina a quadri  lasciata cadere sulle spalle, che odora di sigaro appena spento; il classico tizio che ne sa.

Ho gradito particolarmente l’esibizione di un gruppo che conoscevo già, perchè consigliatomi da Leandro: gli Axial. Il tastierista e arrangiatore del gruppo è un suo professore in università; tra l’altro dotato di una presenza scenica di tutto rispetto. Son cose che non ti aspetti da un professore. Certamente non da un professore italiano!

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