Archive for the ‘Comidas e bebidas’ Category

Caju

novembre 27, 2009

Altro frutto mai avvistato sui nostri banchi europei: il caju. La cosa curiosa di questo frutto é l’essere composto da due parti: il frutto propriamente detto e il suo peduncolo floreale o parafrutto. Con il nome caju si indica, nell’uso comune, il parafrutto, cioé la parte succosa che va dal giallo alle differenti sfumature del rosso. Personalmente non mi piace: se é un poco acerbo é immangiabile e anche maturo ha un retrogusto di…legno; c’é gente che ne va ovviamente pazza. La castanha di caju é, dal punto di vista botanico, il frutto vero e proprio. Si tratta di un frutto secco, oleosissimo, che si mangia tostato e salato, oppure caramellato. Come tutta la frutta secca in generale ha la mia benedizione ma anche una quantitá assurda di calorie. Danone le ha dedicato un’edizione speciale dell’Activia. Se solo lo sapesse la Marcuzzi…

caju_parafrutto

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caipirinha

novembre 23, 2009

Strano che ancora non avessi parlato della cosí spesso citata caipirinha! Questo drink fa parte della categoria dei pestati, perché é preparato spremendo con un pestello di legno frutta e zucchero di canna, cui si aggiungono ghiaccio a pezzetti (non tritato!) e alcool. L’alcolico originale é la cachaça, chiamata anche pinga, prodotta dalla distillazione del succo di canna e quindi assolutamente brasileira; tuttavia é molto diffusa anche la versione con vodka, che fa della caipirinha una caipiroska. Altra variante alcolica é l’uso del sake, dal gusto meno marcato, che rende il cocktail piú piacevole di quanto giá non lo sia (e quindi anche subdolamente piú pericoloso…). Per preparare la caipirinha,  si usa qualsiasi tipo di frutta, purché ricca di succo (ecco perché bisogna sempre specificarne il gusto al momento dell’ordine). A mio parere, tra le migliori: abacaxi (ananas) con una goccia di limone, morango (fragola) e l’intramontabile limone.

caipirinha

Pinha

novembre 11, 2009

Lo chiamano pinha, per l’evidente somiglianza con ciò che anche noi conosciamo come “pigna”. Questo frutto è sorprendentemente dolce. Pensate alla consistenza del fico ma dimenticatene la polpa un po’ fibrosa: immaginate che sia tanto zuccherina da sentirla sabbiosa, quasi percepiste lo zucchero in granellini. Infine osservate il contrasto tra la polpa bianchissima e i semi nerissimi e levigati. Tres chic!

pinha intera

pinha aberta

Pão de queijo

ottobre 11, 2009

Dopo la mia, parliamo della dipendenza culinaria di un’altra italiana in Brasile; senza fare nomi, l’interessata si riconoscerà immediatamente non appena digiterò la parolina magica: pão de queijo.

Il pane al formaggio è diffusissimo, lo si trova ad ogni angolo della strada. Venduto come snack o antipasto più che come companatico (nei paesi tropicali il pane è sostituito dal riso in questo ruolo), ha  un formato estremamente consono a tale funzione: le pagnotte sono piccole e tonde, solitamente più piccole del nostro pane al latte. Non esistono varianti di questo alimento, ma solo posti in cui è davvero buono e posti in cui non lo è. Quando non è particolarmente buono, il pão de queijo è vuoto e gommoso, con un triste e lontano aroma di formaggio; quando è preparato ad arte ha una crosta croccante e un cuore ben lievitato ma non cavo, con una goccia viva di formaggio. Superfluo specificare che offre il meglio di sè se servito caldo.

pao_quejo1pao_quejo2

Mandioca fritta

ottobre 8, 2009

Eccoci, finalmente, a parlare della mia dipendenza culinaria. Lo ammetto, ho un problema, ma non voglio risolvero in alcun modo.

La mandioca (da leggersi mangioca) è una radice originaria del Brasile e poi esportata ovunque fino a fare della Nigeria il suo maggior produttore. La sua consistenza è simile a quella della patata, ma con una buccia più scura, più spessa e più dura e se ne fa praticamente un uso identico: si può farne farina, si frigge, se ne fa una purea o si usa come ingrediente in molti piatti, dolci e salati. Una volta che la si è provata fritta, però, ci si convince che il suo fine elettivo sia proprio quello di giacere nel piatto tagliata a pezzi grossi, unta e croccante. Credo non abbia nemmeno bisogno di essere salata, tant’è saporita di natura. Si riconosce una buona mandioca fritta dalla presenza di sfilacciamenti che, passati in olio, diventano la parte più fragrante ed apprezzata di ogni singolo boccone.

Mi domando perchè mai le cose più buone debbano essere fritte. Perchè ad un piacere si debba sempre associare un senso di colpa. Perchè mai siamo sistemi vulnerabili, che s’ingolfano, arrugginiscono o deformano se vi introduciamo, in quantità ragguardevoli, determinate sostanze. Qualcuno mi dia una risposta.

Non m’importa chi sono, da dove vengo e dove vado; m’importa sapere perchè mai non posso nutrirmi di sola mandioca fritta.

mandiocamandioca_fritta_ok


Gelatine

ottobre 5, 2009

Il consumo di snack, dolci o salati, e di qualsiasi altro prodotto alimentare di sintesi industriale qui è altissimo. Ma arrivare a spacciare per un equivalente della frutta una cosa del genere è, ho pensato, da raccontare. Capita infatti che un brasiliano possa offrirti della gelatina al posto di un’insalata di frutta, con argomentazioni della serie: “è uguale, ha le stesse vitamine”, oppure, “questa è più buona della frutta e fa bene uguale” o, ancora, “ai miei figli do la gelatina perchè costa meno della frutta, rende di più e loro son più contenti”. Potenza della pubblicità!

Fortuna che io adoro la frutta e non ho bisogno di barattarla con questo ectoplasma colorato. In compenso non digerisco il latte, ma per questo c’è Kinder, con più latte e meno cacao.

gelatina copy

Mamão

settembre 27, 2009

Lo so, la papaya si trova anche nei nostri supermercati; reparto ortofrutticolo. Solo che io della papaya avevo sempre e solo sentito parlare e non l’avevo mai assaggiata; poi arrivo qui e scopro un frutto gustosissimo che si chiama mamão. Mi ci è voluto un altro italiano per rendermi conto che papaya e mamão sono nomi diversi per la stessa cosa.
Il mam
ão qui cresce ovunque, in due differenti formati: quello normale, grande all’incirca come un melone piccolo (ma con la forma di una pera paffuta) e quello formosa, dalla medesima forma ma con le dimensioni di un’anguria. è molto dolce, di una dolcezza non aspra come le fragole nè zuccherina come il fico: una dolcezza profonda di frutto maturo. La polpa, al giusto punto di maturazione, ha la consistenza “budinosa” della polpa di un melone arancio un po’ passato.
Si consuma tantissimo a colazione ed io adoro questa usanza: da quando son qui ne mangio metà ogni mattina.

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Pastel

settembre 27, 2009

Il pastel (da leggersi “pasteu”, come Brasil è “Brasiu”) si acquista e consuma presso una bancarella, solitamente al mercato o in fiera. Bisogna anche ricordarsi di pagarlo, visto che funziona così: tu arrivi, ordini il pastel, ti destreggi tra la folla che solitamente accerchia la bancarella, trovi una seggiolina di plastica, ti ci accomodi e gusti il tuo cibo, magari ti alzi e vai da un’altra parte a prenderti un bicchiere di garapa e poi paghi. Io, l’ultima volta, ho totalmente dimenticato di eseguire l’ultima fase del processo.
Sostanzialmente il pastel è un gigantesco raviolo fritto. La pasta ha più sfoglie e la consistenza, per riportarla a qualcosa di noto, della parte più croccante della frittelle nostrane (per intenderci: quando si gonfiano e formano quello strato dorato che ha i crateri come la superficie lunare). Il ripieno è a scelta: uova e bacon, formaggio, formaggio e scarola, tonno e cipolle, baccalà etc…più le versioni dolci. Il mio ultimo assaggio è stato baccalà con formaggio: davvero notevole. Sarà che quando le cose son gratis son più buone…

pastel1

pastel2

Carambòla

settembre 13, 2009

Inauguriamo la “rubrica” food and beverage, perchè un italiano nel mondo non può non giudicare il cibo, anche quando si ripromette di non farlo, lo fa comunque. La frutta ci darà un sacco di soddisfazioni in questo senso, perchè quella del Brasile è una terra generosa, che dispensa frutti in abbondanza e non solo: la gente di qui spreme e frulla qualsiasi cosa e, inaspettatamente, ne trae  succhi ed estratti gustosissimi.

La carambòla ha la curiosa forma di una stellina a cinque punte estrusa e dolcemente schiacciata alle estremità, così da assumere, nel complesso, le proporzioni di un ellisse. Manco a dirlo, la sezione è una graziosa stella a cinque punte. Questo frutto si mangia lavandolo bene e asportandone gli estremi, senza sbucciarlo; queste manovre spesso lo anneriscono perchè è molto delicato. Il sapore è dolce ma non troppo zuccherino e la consistenza è fresca ed acquosa, ricorda un po’ il melone giallo. Per quanto gradevole, devo riconoscere che il suo punto forte è decisamente la fisionomia…immaginate dolci o, perchè no, portate di carne o pesce guarnite con queste stelline …belleeeee…

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